Il tamburo di latta

Non sarebbe stato difficile avvedersi per tempo della sconsiderata idea di una sorta di “landmark” pubblicitario, di dimensioni enormi (un “totem” di oltre 11 metri di altezza (più di un palazzo di 4 piani), con un cappello di 22 metri di diametro) approvato e giustificato dal Soprintendente dell’epoca soltanto perché avrebbe sostituito i manifesti diffusi lungo tutta la via Marina; non sarebbe stato difficile immaginare quanto sarebbe stato indecoroso un tale biglietto di visita posto all’ingresso della città; non sarebbe stato difficile accogliere le osservazioni di chi invocava il rispetto delle norme del Codice della Strada; non sarebbe stato difficile notare l’oscenità di quel fungo a due gambi (due “gambone”, in verità) a pochi passi da un monumento vanvitelliano: un vero pugno nell’occhio in questa zona detta “Stella Polare”, dove, invece, il manufatto avrebbe creato disorientamento..., una zona per altro soggetta a vincolo paesaggistico e monumentale; non sarebbe stato difficile immaginare il grosso impatto ambientale della struttura e l’attentato alla sicurezza degli automobilisti che sarebbero stati certamente distratti dai grandi pannelli recanti facilmente l’immagine di qualche attraente showgirl reclamizzante biancheria intima.





Invece sì, è stato difficile! Per fortuna, proprio per “merito” di una specifica norma di quel Codice, l’opera è stata bloccata, ma intanto erano già stati realizzati i due grossi piloni in calcestruzzo armato a sostegno del tamburo metallico destinato ad accogliere le immagini pubblicitarie.





per chi entra a Napoli
Il tamburo di latta

Non è qui il caso di riprendere le fasi irreali che hanno dato luogo alla realizzazione, per fortuna parzialmente abortita, del manufatto, un vero monumento allo spreco. Sono fasi certamente oggetto di scandalo per le quali ci sarebbe da pretendere risarcimento da chi ha permesso tutto ciò, e non è escluso che ciò avvenga in séguito alle denunce sporte alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti.





La realtà, però, a volte supera la fantasia e, nonostante ormai il “fungo” debba ormai considerarsi abusivo, è di qualche giorno una nuova invenzione dell’amministrazione di questa città cui la capacità di sorprendere non manca. Ed ecco che i due artisti (un uomo e una donna, tanto per rispettare la parità di genere…) ingaggiati hanno ideato due scritte luminose poste in alto su quello stesso tamburo: ‘nessuno escluso’ poste alla diretta vista di chi proviene da due parti opposte, per chi entra e per chi esce dalla città.





Il tamburo di latta con la scritta luminosa "nessuno eslcluso"

Cosa sta a significa la scritta? Gli automobilisti non saranno più distratti da possibili procaci fanciulle dalle vesti succinte, ma tenteranno di comprenderne il significato. A chiarirlo ci pensano in tre: Alessandra Clemente, assessore alla viabilità (ma non solo, giacché di deleghe ne ha ben altre 16!) e i due artisti, Bianco e Valente, lo spiegano in una conferenza stampa in loco, più o meno così: è l’installazione dell’accoglienza, della tolleranza (mancano di aggiungere “dell’anarchia”…), che mostra l’identità inclusiva della città e attende l’interazione delle persone con l’opera, la quale non rimane fine a sé stessa, ma entra in comunione con l’osservatore, sollecitandolo a un interrogativo, a una riflessione. C’è da sperare, aggiungiamo noi, che non si tratti di un automobilista e non comporti una distrazione alla guida della sua auto…





Il messaggio dell’assessore, però, vola alto: «La città questa mattina si è risvegliata con un forte e positivo messaggio che rappresenta l’identità, l’anima e la città di Napoli. Napoli è umana, nell’accezione più nobile del termine. Quell’umanità che potremmo insegnare al mondo intero, quella che spingeva De Crescenzo a definire la nostra città come “l’unica speranza per il mondo”. Quell’umanità che ha sospeso caffè e panieri, dove chi ha di più ha preso per mano chi ha di meno e chi ha di meno ha preso per mano chi non ha niente, fino a chiudere il cerchio. Quel cerchio (qui ora l’assessore si riferisce al tamburo, precisa chi scrive), impreziosito dal lavoro artistico di Bianco e Valente, cui vanno i nostri complimenti, è la Napoli che sogniamo e per cui lavoriamo. Una Napoli che non esclude nessuno, ma accoglie. Una Napoli che è di tutti i napoletani, e di cui tutti dovremmo prenderci cura, nessuno escluso».





Sarà un’opera permanente – viene precisato – e non un allestimento temporaneo o natalizio: la grande opera con la scritta “nessuno escluso” è infatti inserita nel progetto comunale di riqualificazione della strada che dovrebbe completarsi a breve (il condizionale è d’obbligo…), restituendo ai cittadini una via Marina, completamente riqualificata dopo anni e anni di lavoro, costata oltre 7 milioni di euro, senza contare il costo del “fungo” e dell’artistica installazione.



Moondo
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