Come La7 fa boom a spese della Rai

di Silvana Palumbieri





Nel mese di novembre 2020 La7 è posizionata negli ascolti della prima serata al quinto posto assoluto delle Reti televisive italiane con uno share medio del 6,5%, solo dietro a Rai1, Canale 5, Rai2 e Italia 1, e davanti a Rete 4 e Rai3.  Nella fascia del mattino è addirittura al quarto posto col 3,2 per cento di share. Punti forti di questo risultato l’informazione declinata in varie forme.





Boom di Lilli Gruber il 23 novembre che ha ospitato il premier Giuseppe Conte su La 7 dalle 20,46 alle 21,37 nel programma “Otto e mezzo” con 2.844.000 spettatori e il 10% di share. E ancora: “Di martedì” di Giovanni Floris, “Piazza pulita” di Corrado Formigli, ”Propaganda live” di Diego Bianchi, “Non è l’arena” di Massimo Giletti e in maniera più limitata il TG delle 20:00 di Enrico Mentana anche se, aggiungiamo ora altri titoli “L’aria che tira” di Mirta Merlino,“Tagadà” di Tiziana Panella; “Un pianeta da salvare” di Licia Colò.





Basta scorrere questa elencazione e già si rendono evidenti le ragioni del successo. La linea editoriale di Rete è rivolta a raccontare il presente e le diverse anime dell’attualità mediante efficaci e spesso collaudati talk show. Forte personalizzazione dei conduttori, e loro certa autorevolezza e notorietà, marchio di fabbrica.





Come a dire che fatta eccezione per Andrea Purgatori autore e conduttore di “Atlantide”, hanno tutti il conio Rai. Lilli Gruber conduttrice di TGR, TG2, TG1, poi inviata all’estero. Giovanni Floris autore e conduttore per 12 anni di Ballarò. Corrado Formigli a cui erano affidate le trasmissioni Raggio Verde e Sciuscià. Massimo Giletti con L’arena, Zoro con Gazebo, Myrta Merlino autrice di Italia Maastricht, poi responsabile dell’informazione di Rai Educational, e ancora responsabile di Economix, Licia Colò autrice e conduttrice Alle falde del Kilimangiaro. Tiziana Panella conduttrice di Chi l’ha visto? e redattrice con Michele Santoro di Raggio Verde e Sciuscià. E Milena Gabanelli già autrice di Report. Tutti portano nella rete a cui sono approdati anche format collaudati, a cui spesso viene ritoccato solo il nome.





Una vicenda di trasmigrazione da una rete ad un’altra senza precedenti nella storia della televisione. Le ragioni addotte dagli spostati sono diverse. Cachet non commisurati ai valori di mercato, inadeguata collocazione in Rai del loro programma per certi autori di spicco. Soprattutto lo spazio di libertà e autonomia espressiva assicurato su La 7 in parte abbandonato da Rai. Questa privazione sopraggiunge quando interviene la cerchia politica. Ad impedire la critica al proprio operato e a quello dei propri leader, a trattare temi politicamente e socialmente spinosi, per evitare la presenza di ospiti sgraditi. L’ipocrita motivazione “questo non è da servizio pubblico” e “bisogna garantire l’imparzialità” camuffa queste ingerenze.





È interessante osservare quali conseguenze abbia prodotto questo fuga da viale Mazzini. È stata persa una consistente fetta di share che fa senz’altro molto male in tempo di raccolta pubblicitaria, quindi di introiti e di attenzione ai conti. Smarrita, la presenza assicurata dalla serietà, professionalità e indipendenza di questi giornalisti come punto di forza dell’immagine Rai. Persi operatori vocati ad esercitare approfondimenti che aprono a più ampie possibilità di valutazione. Senza il lavoro da loro assicurato la Rai ha dissipato il perseguimento di primari obbiettivi del Servizio pubblico. Quali “l’apertura alle diverse opinioni, politiche sociali e culturali” e il “favorire la facoltà di giudizio e di critica.”





Così La7 con palinsesti che perseguono questi obbiettivi si configura sempre più candidata a concessionaria del servizio pubblico. E il contratto di servizio con la Rai scadrà nel marzo 2022.





Adesso sotto il tetto di La 7 è nella palazzina in via Novaro 10 che vengono accolte le élites della politica, del giornalismo, dell’economia, della cultura. Per loro c’è poco spazio in casa Rai, che perde così la sua centralità di accoglienza.





La7 non è soddisfatta, alla ripresa autunnale delle nuove ingestioni nella squadra: a cominciare dall’ingresso di figure come Gerardo Greco, anche lui di matrice Rai, già conduttore di Uno mattina estate e di Agorà oltre ad essere stato direttore del Giornale Radio Rai e Radio Rai. Da agosto 2020 Greco diventa consulente per i programmi d'informazione di La7. La continuità dei trasferimenti pare star bene a una parte che si libera di tanti disturbatori che le procurano noie con il potere politico e all’altra parte che continua a saldare il proprio posizionamento e a incrementare il proprio valore. Con manifesta esultanza di Urbano Cairo.



Moondo
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