Il caso delle tessere per il reddito di cittadinanza

Il caso delle tessere per il reddito di cittadinanza


Sostiene Luigi Di Maio di aver dato incarico ormai da due settimane a Poste Italiane di realizzare le «cinque o sei milioni di tessere per il reddito di cittadinanza» che serviranno a riscuotere la somma erogata.

«Tecnicamente ci sono almeno due obiezioni chiave. Per la stampa dei 5-6 milioni di tessere non può essere al momento assegnato alcun appalto o mandato per una questione molto semplice: la manovra, che tra le varie misure contiene appunto il reddito di cittadinanza, non è stata approvata. Manca quindi una legge, condizione essenziale prima di poterne poi concretizzare le misure previste. Inoltre, essendo Poste una Spa (partecipata solo in parte dallo Stato), per affidare un appalto (sicuramente superiore al milione di euro) occorre predisporre una gara europea, soggetta al monitoraggio dell’Anac. Non è possibile, quindi, l’affidamento diretto» [Bozza e Savelli, CdS].«L’altra sera in tv la professoressa Gruber ha fatto a Laura Castelli una domanda difficile, difficilissima: “State stampando le tessere elettroniche del reddito di cittadinanza?”. Per superare l’interrogazione, Castelli aveva studiato giorno e notte L’economia di zio Paperone, ma questa non la sapeva.

Avrebbe potuto rifiutarsi di rispondere, invece ci ha provato lo stesso. Che momenti. Sembrava Sordi quando all’esame di francese gli chiedono di tradurre “Il giardino di mia zia”, e lui, con lo sguardo terrorizzato e la voce a simulare una naturalezza inesistente, biascica: “Le jardin de ma sziii…”. La Gruber incalzava: “Quante sono le schede, cinque o sei milioni?” E Castelli: “Cinque milioni e mezzo… circa”. “Chi le sta stampando, il Poligrafico?” insisteva la commissione d’esame. “Forse… Ve lo diremo presto”. Appena qualcuno lo avrà detto a lei, avvertendola che non si può stampare qualcosa che il Parlamento non ha ancora deliberato. Era questa la risposta giusta, accidenti. Perché Toninelli dal primo banco non gliel’ha suggerita?» [Gramellini, CdS].

Bengalese


La Corte d’Assise della Manche, in Francia, ha assolto un bengalese che a Saint-Lô, nel 2015, aveva stuprato una ragazzina di 15 anni con la motivazione che l’imputato era privo dei codici culturali che gli avrebbero permesso di «prendere coscienza dell’assenza di consenso da parte della vittima». Il bengalese, due anni prima, aveva stuprato un’altra minorenne, il capitano della polizia di Saint-Lô ha riferito che si tratta di un violento, con attitudini da predatore, convinto che le donne francesi siano tutte puttane (così Le Figaro). Le femministe francesi, strette tra la difesa della donna e quella degli immigrati, non hanno preso posizione sul caso [Verdi, Giornale].

Il caso di riciclaggio che coinvolge Deutsche Bank


Oltre 170 agenti hanno perquisito il quartier generale di Deutsche Bank a Francoforte e le due sedi di Eschborn e Gross-Umstadt. Si ipotizza un presunto riciclaggio di soldi sporchi. I sospettati sono due dipendenti, che avrebbero aiutato dei clienti a spostare denaro proveniente da operazioni criminali su conti off-shore. L’indagine è partita da alcuni documenti contenuti nei cosiddetti Panama Papers, diffusi da un’inchiesta giornalistica internazionale nel 2016: migliaia di informazioni su operazioni finanziarie nei paradisi fiscali. Al centro c’è proprio una divisione di Deutsche Bank alle Isole Vergini, che secondo gli investigatori nel 2016 ha gestito 900 clienti dubbi e 311 milioni di euro altrettanto dubbi. Ieri il titolo della banca è crollato alla Borsa di Francoforte, chiudendo in calo del 3,4%.

Diversi gli scandali in cui è stata coinvolta la prima banca tedesca. L’ultimo in ordine di tempo, prima di quello di ieri, è il caso Danske Bank: secondo gli inquirenti, oltre 230 miliardi di dollari, prevalentemente di provenienza russa, sarebbero transitati in un circuito che partiva dalla filiale estone dell’istituto danese, transitava per  JP Morgan e Bank of America e alla fine faceva riemergere i denari perfettamente ripuliti. Circa due terzi del totale, ossia 150 miliardi di dollari, sarebbero passati dalla Deutsche. Già nel 2016 la banca tedesca era finita nei Panama Papers, la storia delle società offshore attraverso le quali sarebbero state gestite evasioni fiscali miliardarie. Tra le altre vicende che negli ultimi anni hanno gravato sul buon nome della banca, il sospetto di aver violato le sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran e le accuse relative alla manipolazione del tasso Euribor, vicenda per la quale a settembre è stato arrestato in Italia Andreas Hauschild, un ex trader di Deutsche Bank [Agi].

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Moondo
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